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AFRICA/CENTRAFRICA - “Forte insicurezza nella diocesi, mentre l’ONU manda messaggi contradditori” denuncia il Vescovo di Kaga-Bandoro

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Posted on: 10/17/18
Bangui - “Dov’è la verità'” chiede Sua Ecc. Mons. Tadeusz Kusy, Vescovo di Kaga-Bandoro, nella parte centro-settentrionale della Repubblica Centrafricana, lamentando la scarsa trasparenza della MINUSCA nella gestione degli sfollati locali.
A Bandoro più di 15.000 abitanti sono stati cacciati dalle loro case dai ribelli Seleka da più di 4 anni, nel febbraio 2014. Queste persone si trovano a vivere in campi per sfollati a tre km dalla città. Secondo Mons. Kusy le autorità locali e quelle dell’ONU lanciano agli sfollati messaggi contraddittori. Da una parte, invitano la popolazione a ritrovare la vita comunitaria di un tempo nei quartieri di provenienza, “ma allo stesso tempo stanno costruendo strutture a 3 chilometri dalle loro case, e viene detto loro: "Potete restare qui”. Allora, dov'è la verità' Non c'è verità in questi programmi” denuncia il Vescovo.
Mons. Kusy sottolinea il dramma umano della vita degli sfollati, in particolare “dei bambini sotto i 4 anni, nati nei campi e che non conoscono la vita normale in una casa. Sono nati sotto i teloni o un tetto di paglia. Sono bambini che sono segnati dalle cicatrici della vita, perché fin dalla nascita non conoscono la vita normale di una casa di famiglia, in un quartiere normale”.
Il Vescovo denuncia inoltre l’insicurezza sulle strade che collegano le diverse località della diocesi. Ad esempio a luglio è stato ritirato il contingente burundese dei Caschi Blu che controllava la strada tra Bandoro e Ndombetté, lasciando campo libero ai banditi che taglieggiano le auto di passaggio.
L’insicurezza dovuta alla presenza di gruppi armati e di banditi ha un forte impatto sulle attività pastorali. Nella zona che va da Ndélé a Kaga-Bandoro vi sono guerriglieri della Séléka e mercenari sudanesi e ciadiani, che rubano veicoli e motocicli. “Avevo programmato - dice Mons. Kusy - una visita pastorale in quell’area nel dicembre 2017; ma l’ho potuto fare solo nel maggio 2018”.
Ancora più grave l’episodio accaduto quest’estate quando recandosi all’Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale tenutasi a Berbérati dal 18 al 26 giugno, Mons. Kusy e il suo entourage sono stati depredati da alcuni banditi di strada. “Nella rapina la diocesi ha perso i documenti contenuti nel computer dell’economo: tutta la contabilità diocesana e tutta la documentazione della Caritas diocesana” afferma il Vescovo.



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