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ASIA/INDIA - La Chiesa accanto ai dalit: la Giornata per la “liberazione”

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Posted on: 11/12/17
New Delhi - “La Dalit Liberation Sunday è un appello all’intera comunità cristiana in India per rinnovare il nostro totale supporto ai dalit. Dobbiamo rimanere accanto a quanti vengono sfruttati, emarginati e discriminati nella società. Ho chiesto a tutte le Chiese cristiane e ai cristiani di celebrare la ‘Dalit Liberation Sunday’ e manifestare la nostra solidarietà con i fratelli e le sorelle dalit”: con queste parole il Vescovo Anthonisamy Neethinathan, presidente dell’Ufficio per le caste e le tribù svantaggiate, in seno alla Conferenza episcopale indiana annuncia all'Agenzia Fides che domani, 12 novembre, si celebra, la “Domenica per la liberazione dei dalit” in tutte le chiese, istituzioni e comunità cristiane dell’India. “Urge esprimere solidarietà con i Dalit dell’India,” ha detto il Vescovo Neethinathan, che guida la diocesi di Chingleput, Tamil Nadu, in India meridionale.
La Chiesa vuole celebrare la cultura, storia e tradizione dei dalit esprimendo solidarietà con loro e per le loro sofferenze e lotte. Il messaggio diffuso per la Giornata osserva che "Dio non li abbandonerà mai: la gente di ogni classe sociale si impegnerà per l’emancipazione e il rafforzamento dei dalit, la loro uguaglianza di diritti, privilegi e opportunità per poter vivere e lavorare con dignità e giustizia sociale senza alcuna forma di offesa, oppressione e schiavitù".
Il segretario generale della CBCI, il vescovo Theodore Mascarenhas, osserva: “E’ una giornata per ricordare la fascia degli emarginati della nostra società che chiamiamo dalit. Preghiamo e lavoriamo affinchè possano finire le ingiustizie che continuano a subire.”
"Dalit" è un termine sanskrito, che significa "oppresso" e indica le caste degli intoccabili della società indù. Pur se formalmente abolito dalla Costituzione, il sistema castale è tuttora presente nella prassi sociale in India e i dalit sono spesso oggetto di oppressione e persecuzione. In India ci sono circa 27 milioni di cristiani e circa 25 milioni di loro sono di origine dalit. "Le Chiese e i cristiani devono apprezzare, riconoscere e promuovere i talenti e la cultura dei dalit", rileva padre Zackarias Devasagayaraj Raj, segretario dell’ufficio per i Dalit della CBCI. L’ufficio per i dalit della CBCI lavora con persone vulnerabili che subiscono lo stigma dell’intoccabilià e opera per portare sollievo agli emarginati, organizzarli e costruire comunità inclusive. Lo stesso ufficio promuove a livello politico il potenziamento dei dalit, e in special modo, di quelli di religione cristiana, accanto a una rete con altre chiese, Ong e movimenti popolari.
La società indiana è strutturata secondo il sistema gerarchico delle caste che pone i dalit al livello più basso, negando loro il diritto all’istruzione, alla proprietà, allo sviluppo e alla partecipazione. La casta è il tentativo più plateale nella storia dell’umanità di istituzionalizzare la disuguaglianza su basi religiose e filosofiche. In situazione di povertà acuta, disoccupazione e analfabetismo, la stragrande maggioranza dei dalit svolge lavori secondari, subisce sfruttamento estremo, trattamento disumano. Il termine ‘Caste riconosciute’ in India è un concetto amministrativo introdotto con l’amministrazione britannica che ha colonizzato l’India fino al 1947.
Nella questione dalit, una sfida importante è quello di rompere la barriera dell’intoccabilità, non solo nel suo senso giuridico e formale ma nella sua più ampia applicazione sociale.
Molti dalit hanno scelto il cristianesimo alla ricerca di una vita migliore e più dignitosa. Tuttavia sono discriminati anche nella Chiesa. Le caste dominanti non accettano i membri delle caste inferiori: pratiche discriminatorie avvengono anche all’interno delle comunità cristiane. Accade che anche alcuni cristiani, gli appartenenti alla casta dominante, trattano i dalit con lo stesso disprezzo e li sottopongono ai medesimi maltrattamenti usati dai loro omologhi indù.
Il terzo paragrafo dell'Ordine costituzionale del 1950 sulle “Caste riconosciute”, sancisce che “nessuno che professa una religione diversa dall’induismo sarà considerato un membro della caste riconosciute". Già una rapida lettura dell’Ordinamento rivela la sua natura discriminatoria. Limitando i benefici ai dalit di una particolare religione, l’Ordinamento ha diviso l’intera comunità dalit sulla base della religione. Invece di stabilire come criterio preferenziale l’arretratezza socioeconomica della casta, il legame tra casta e religione viene considerato come il punto cruciale del problema.
L’Ordinamento viola la natura e lo spirito di molti articoli della Costituzione indiana. L’articolo 15 della Carta dice: “Lo Stato non discrimina qualsiasi cittadino solo per motivi di religione, razza, casta, sesso, luogo di nascita o altro.” Ma qui è lo stato stesso a discriminare i cristiani dalit sulla base della religione. "L’esistenza di caste di intoccabili di per sè consente alle caste superiori di trarre benefici economici. Questo fatto contribuisce a trarre soddisfazione psicologica dalla sottomissione dei dalit", riferisce a Fides il professore Sukhadeo Thorat, ex presidente dell’Indian Council of Social Science Research.
“La casta è l’apartheid dell’India” rileva il gesuita p. Myron Pereira, consulente multimediale. "Nonostante le leggi e regolamenti, i divieti e le sanzioni, il sistema delle caste prospera e prolifera. La chiave della mobilità sociale e della coesione in India non è ciò che fai, ma a chi sei legato", aggiunge.
"La celebrazione della Dalit Liberation Sunday è un appello a dichiarare e affermare la libertà di religione", afferma suor Antasia Gill, membro della Commissione per le minoranze di Delhi. "Il paese deve affrontare e risolvere la questione dei dalit, per realizzare una piena democrazine e libertà di religione", conclude.

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