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ASIA/KAZAKHSTAN - Politiche religiose a servizio dell’identità nazionale

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Posted on: 01/05/19
Astana - “Il fattore della religione potrebbe, nel futuro, assumere un ruolo sempre crescente nel processo di identità nazionale kazaka”. Lo osserva all’Agenzia Fides Giannicola Saldutti, ricercatore associato all'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, che ha sede a Roma. Secondo l’esperto, il Kazakhstan, che lo scorso 16 dicembre ha celebrato 27 anni di indipendenza dall’ex Unione Sovietica, ha la necessità di condurre politiche religiose attente perché “il pericolo potrebbe provenire da una crescente radicalizzazione dell'Islam, fenomeno al momento scongiurato dalle misure adottate da Nazarbaev, deciso a costituire un'identità nazionale basata sulla venerazione pubblica delle istituzioni statali e sulla libertà privata di culto”.
Saldutti rileva come, da quel 16 dicembre 1991, a tenere impegnato il presidente Nazarbaev sia stata proprio la formazione di una vera identità nazionale: “Mentre durante gli anni '90 ed i primi 2000 la componente ‘russa’ della società kazaka sembrava avere ancora un'influenza notevole nelle decisioni politiche interne, oggi lo stato sembra essersi incamminato sulla strada della piena consapevolezza del sentimento nazionale. La decisione di riformare l'alfabeto kazako dal cirillico al latino e di apportare notevoli cambiamenti nella toponomastica dello stato, nonché l'approvazione di una nuova dottrina militare, rivolta soprattutto agli oblast' settentrionali del Paese, rendono chiara la nuova volontà strategica di un Paese voglioso di ritagliarsi uno spazio di manovra proprio all'interno della comunità internazionale”.
La crescita del Kazakhstan in 27 anni di indipendenza, secondo il ricercatore, è stata costante: “Le condizioni in cui versava l'economia della regione, alla fine del 1991, erano a dir poco preoccupanti. La transazione verso l'economia di mercato per i Paesi ex-Urss si dimostrò fortemente traumatica. Senza contare la crisi sociale dovuta alla grande varietà etnica presente. A quasi trent'anni di distanza, però, c'è da riconoscere come Astana sia riuscita a scongiurare i rischi più seri, costituendo un'entità statuale forte nella regione, capace di condurre una vera politica estera multivettoriale e di intessere rapporti accorti e proficui con Russia, USA e Cina”.
In questo senso, il processo di transizione democratica sembra essere stato posto in secondo piano: “La figura presidenziale è immarcescibile ed ormai fortemente ancorata nella mentalità del popolo kazako. In ogni caso, però, nel valutare la situazione politica complessiva, bisogna tenere conto della storia politica del Paese e delle abitudini politiche locali, fortemente radicate in un mondo di origine nomade come quello delle steppe eurasiatiche. Molto probabilmente la democratizzazione del Kazakhstan ripartirà soltanto grazie ad una nuova generazione di politici, capaci di completare la transazione avendo sperimentato scenari politici internazionali diversi rispetto a quello sovietico”.
Secondo dati ufficiali forniti dal Ministero degli Esteri kazako, su 17 milioni di abitanti, al 70% musulmani, circa il 26% è costituito da cristiani, l’1% dei quali è di fede cattolica.

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