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ASIA/TAJIKISTAN - Motivi etnico-religiosi alla base delle tensioni tra minoranze e governo

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Posted on: 10/17/18
Dushanbe - Vi sono motivi etnico-religiosi alla base delle tensioni nella Regione Autonoma Gorno-Badakhshan, situata nella parte orientale del Tajikistan. E’ quanto racconta all’Agenzia Fides Giannicola Saldutti, ricercatore associato all'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, con sede a Roma, in riferimento alle agitazioni seguite all’ultima visita del presidente Emomali Rahmon nella regione, a metà settembre. In quell’occasione, il Capo di Stato aveva criticato lo scarso impegno delle autorità locali nella lotta al traffico illegale di armi e droga, particolarmente florido nella zona confinante con l’Afghanistan, e aveva dato loro un ultimatum di un mese per ristabilire l’ordine.
“La questione del Gorno-Badakhshan è storicamente e politicamente una delle più problematiche riscontrabili in Asia Centrale. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, la guerra civile tagika del 1992 ebbe come protagonista proprio questa regione che pretendeva l'autonomia da Dushambe in base a motivi etnico-religiosi del tutto fondati: i suoi abitanti si distinguono dai tagiki sunniti per la lingua pamiri e per il credo sciita, che vede nell'Aga Khan il leader spirituale”.
Il Gorno-Badakhshan è una regione strategica, sia per la sua vicinanza all'Afghanistan, sia perché è stato un focolaio di opposizione governativa nella guerra civile del Tagikistan dal 1992 al 1997. “C'è da ricordare che il Gorno-Badakhshan, regione orientale del Tagikistan, arroccata alle pendici del Pamir, è sempre stata storicamente refrattaria al potere centrale sin dall'inizio del '900. Venne infatti annesso all'Impero Russo soltanto nel 1895 e, successivamente, all'URSS nel 1925 inquadrato nella Repubblica Socialista Sovietica del Tagikistan” rileva il ricercatore. Secondo Saldutti, “la faglia etno-culturale che taglia a metà il Tagikistan è la riprova di quanto siano friabili ed artificiali i confini degli ‘stan countries’, considerando i criteri a tratti molto labili con i quali sono stati stabiliti”.
Nella zona del Gorno-Badakhshan, le tensioni tra popolazione e governo si sono occasionalmente trasformate in violenza: nel 2012 le forze di sicurezza tagike hanno condotto un'operazione militare proprio in quella zona, dopo l'assassinio di un leader provinciale. I conseguenti scontri tra esercito e popolazione locale del Pamir hanno causato la morte di circa 50 persone. Per questo motivo, si teme che le attuali tensioni, così come la sostituzione di molti funzionari politici e di sicurezza locali, possano riacutizzare il problema.
Secondo Saldutti, la situazione viene monitorata soprattutto dalla Cina: “Ricordiamo, infatti, che il Gorno-Badakhshan confina anche con lo Xinjiang cinese, altra regione di etnia uigura e di credo musulmano, tradizionalmente recalcitrante nei confronti del potere di Pechino. Per questo motivo, la presenza militare cinese si fa sempre più intensa e pressante ai confini con il Tagikistan. Il Gorno-Badakhshan rappresenterebbe un viatico necessario per qualsiasi attività di stampo terrorista o, più in generale, criminale. Russia a Cina, d'altronde, non sembrano intenzionate a ‘balcanizzare’ ulteriormente la scacchiera eurasiatica e a minare l'integrità territoriale del Tagikistan. Mosca e Pechino dovranno senza dubbio incoraggiare Dushambe ad una transazione di potere che punti a raffreddare gli animi indipendentisti e a stabilizzare la situazione, rivalutando completamente le politiche che fino ad ora il Tagikistan ha adoperato nei confronti di più di 200mila dei suoi abitanti”, conclude il ricercatore.

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